SIBILLA DELL'APPENNINO

oracoli, sibille e vesti

frontespizio oracoli sibillini edizione 1545

Una delle ragioni per cui le leggende della Sibilla hanno trovato dimora sul territorio umbro-marchigiano è la presenza di un antica sede oracolare sull’Appennino. Vitellio e Claudio il Gotico si recarono sugli Appennini a consultare un oracolo, e spesso questo viene identificato con la Sibilla dell’Appennino… sarebbe la sua “prima apparizione” nelle fonti scritte. Però l’identificazione non è così certa come sembra…

Secondo alcune interpretazioni, la sibilla dei Sibillini, utile ai “pagani”, sarebbe poi stata cancellata dalla Chiesa per eliminare ogni legame con un credo che si voleva smantellare; i racconti scritti nelle biografie dei due imperatori sarebbero però una prova rimasta della sua antica esistenza.

L’utilizzo delle fonti storiche non è semplice e richiede molta attenzione, perciò può capitare di interpretare male un oggetto o un testo e purtroppo questo porta alla creazione di false conoscenze. Proprio nel momento in cui vogliamo avvicinarci alla nostra cultura cercando informazioni, rischiamo di allontanarcene se troviamo contenuti non corretti, in un processo che diventa facilmente un circolo vizioso.

Proverò a definire alcuni concetti per precisare che non è detto che l’oracolo dell’Appennino fosse una sibilla, che alcune volte c’è confusione tra sibilla e altri personaggi e che la Sibilla dell’Appennino ha diversi volti, tutti collegati alla nostra storia.

Oracoli e sibille

Nelle religioni politeistiche è frequente la ricerca del contatto con la divintà per conoscere eventi futuri, indagare la volontà divina e quindi sapere come comportarsi correttamente, o conoscere ciò che non è noto all’uomo.

cartello che indica l'oracolo

L’uomo ascolta, la divinità “parla”, tra di loro si trova una figura che fa da intermediario e quella è l’oracolo (la parola si usa anche per indicare il luogo dove venivano dati i responsi oppure i responsi stessi).

La divinazione può essere tecnica (cioè si comprende il ciò che il dio dice attraverso l’uso di strumenti o oggetti, per esempio viscere di animali) oppure ispirata (cioè il dio parla attraverso il corpo dell’oracolo). Caratteristica del politeismo della Grecia Antica è la divinazione ispirata e due figure molto note ad essa collegate sono la Pizia e la Sibilla.

Quindi il fatto che esista un oracolo non significa automaticamente che sia presente una sibilla, perché la sibilla è solo uno degli oracoli possibili, da distinguere per le sue proprie caratteristiche. Spesso viene invece confusa proprio con la figura della Pizia.

Pizia e Sibilla

dipinto di john collier "sacerdotessa di Delfi"
John Collier, Sacerdotessa di Delfi 1891. Il dipinto – spesso utilizzato per rappresentare una sibilla – rappresenta in realtà una Pizia, si capisce dal tripode, dalla feritoia sotto di lei e dai fumi che ne escono. La donna inoltre tiene in mano una ciotola e un ramo di alloro che rimandano ai rituali compiuti prima della profezia

La pizia era una giovane in carne ed ossa, di ceto sociale elevato e vergine; questa ragazza viveva nel santuario di Apollo a Delfi dove purificava il suo corpo mortale per renderlo degno di ricevere il dio che la possedeva. Una volta pronta, entrava nello spazio riservato del tempio, beveva un sorso d’acqua del torrente che lì scorreva, masticava foglie di alloro, si sedeva su un tripode e respirava i fumi provenienti da una voragine sottostante, infine, cadeva in estasi. L’estasi era il momento della possessione dei dio, momento in cui la pizia pronunciava complessi responsi che dovevano essere interpretati. Dunque una serie di elementi caratterizzano la Pizia: il tripode, il torrente, le foglie d’alloro… ma soprattutto il fatto che la Pizia è una fanciulla reale, storica, che lascia la sua famiglia per andare a vivere al santuario, che a sua volta è un luogo fisico dove arrivavano persone da tutta la Grecia.

La figura della sibilla non possiede tutti questi elementi: ci viene descritta dalle fonti più antiche come una voce che fa profezie nefaste, non viene precisato un luogo né un nome oppure un rituale preciso; si sa soltanto che la sibilla non va in estasi, ma rimane presente a sé stessa durante la possessione del dio. In breve tempo si hanno notizie di numerose sibille, una per ogni collettività che la rivendica, e le loro profezie cominciano ad essere diffuse in forma scritta, non più orale.
Col tempo “sibilla” diventa sinonimo di donna che esercita capacità profetiche e il numero di profetesse continua a crescere, fino a che storici e studiosi decidono di compilare degli elenchi o comunque creare ordine all’interno della materia sibillina. Uno di questi è Varrone, che nel I secolo d.C. crea un elenco di dieci profetesse.

La sibilla nella cultura cristiana

Questo suo essere indeterminata è una fortuna per la sibilla, perché le consente di essere inglobata anche dalla cultura cristiana. Gli altri personaggi presenti nelle religioni precristiane vengono abbandonati dai teologi cristiani; succede  ad esempio per Ermete Trismegisto, che era stato inserito da Lattanzio nei suoi testi inseme alle sibille ma non è stato più considerato.

Anche l’elenco con le dieci sibille di Varrone viene tramandato da Lattanzio e, diversamente da Ermete Trismegisto, la figura della sibilla assume una funzione importante nella storia cristiana. Il suo ruolo è quello di annunciatrice presso i “pagani” della prossima venuta di Cristo. Questo passaggio è possibile perché tra coloro che hanno scritto oracoli attribuendoli alla sibilla c’erano Ebrei che vivevano ad Alessandria d’egitto, che quindi conoscevano la cultura greca ellenistica ma erano pur sempre legati a tematiche monoteistiche e apocalittiche. Questi temi si trovano negli oracoli sibillini e sono facilmente utilizzabili anche dai primi Padri della Chiesa. I Padri traggono questi oracoli (detti giudaico-ellenistici) dal più ampio insieme di testi attribuiti alle sibille e li rielaborano integrandoli perfettamente nella cultura cristiana.

Così le sibille sono inserite nella mondo cristiano mentre gli altri personaggi del politeismo greco sono dimenticati e abbandonati perché fondamentalmente non hanno più una funzione.

Gli oracoli invece vengono dimenticati nel corso del Medioevo, quando soltanto tre delle dieci sibille di Varrone vengono rappresentate e raccontate dai fedeli, perché quelle tre erano utili e sufficienti alla predicazione: sono la Cumana, la Eritrea e la Tiburtina, che sono le sibille ancora oggi ci più note.

Riscoperta e demonizzazione

In seguito le divinità antiche saranno addirittura demonizzate, ma questo accade più avanti, soprattutto dal XV secolo, quando c’è un forte interesse per la magia intesa come capacità di manipolare forze della natura e poteri ad essa legati per otternere i propri scopi. Si cominciano a riscoprire le civiltà antiche e a ipotizzare un sincretismo religioso grazie anche al rinnovato interesse umanistico per i testi antichi (di cui la traduzione del Corpus Hermeticum di Marsilio Ficino è un fondamentale esempio).

Ma questo è un altro discorso e le sibille erano già saldamente presenti tra i personaggi fondamentali della cristianità, al pari dei profeti, che nel frattempo avevano raggiunto anche nel numero. Anche gli antichi testi oracolari attribuiti alle sibille destano interesse degli studiosi umanisti e conoscono molte pubblicazioni nel corso dei secoli e conseguentemente molte interpretazioni…

statua in marmo di Cibele
Statua di Cibele I secolo d.C- la sibilla è spesso erroneamente confusa con la dea

Un caso in cui la sibilla viene demonizzata è quello della profetessa dell’Appennino descritta dai romanizi di Andrea da Barberino e Antoine de la Sale; questa sibilla è posta a impersonare una donna tentatrice secondo i canoni della letteratura cortese. Il personaggio della fata seduttrice è stato affidato alla sibilla, e non a una strega o maga inventata appositamente, probabilmente per via della fama del territorio. Forse circolavano già racconti che confondevano sibilla e gruppi di francescani dissidenti ed eretici che sull’Appennino si rifugiavano dall’Inquisizione.

Le vesti della Sibilla

è importante comunque capire che l’identità di strega, di fata, di essere demoniaco così come di dea o materna dispensatrice di consigli non sono proprie della sibilla antica. La sibilla antica non è una dea perché non ha il potere di cambiare gli eventi ma solo di annunciarli; la sibilla del Quattrocento non è un oracolo perché è una sibilla cristiana, e la pratica di consultare oracoli non c’è nella cultura cristiana; il legame col “principio femminile” è una caratteristica aggiunta nel XIX secolo…

La sibilla non è una strega né una fata, né una dea, e quando le diamo tali attributi i realtà stiamo costruendo un personaggio nuovo, che niente ha a che vedere con l’oracolo o con l’antichità. Le tante “versioni” della sibilla sono vesti che sono le state date in tempi diversi, per soddisfare diverse esigenze che le comunità hanno avuto. La sibilla ha indossato queste vesti perché la sua caratteristica è quella di essere  un personaggio indefinito che si presta a cambiare volto.

Distinguere tra i vari concetti è fondamentale, perché quando parliamo di sibilla confondendo le diverse personalità, sviluppate in diversi momenti, e le fondiamo in una, rischiamo di dimenticare la nostra storia. La nostra storia non è la sibilla e basta, ma le ragioni per cui chi ha vissuto prima di noi le ha dato ciascuna di quelle vesti, per rispondere alle esigenze che nascevano in loro mentre affrontavano la vita…

 

 

 

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