BLOG SIBILLA DELL'APPENNINO

Una sibilla sui Sibillini (seconda parte)

Una volta svanito il periodo delle streghe la Sibilla dell’Appennino non scompare, perché ormai la sua presenza è parte fondamentale della vita nei Sibillini. Può però finalmente “spogliarsi” della sua veste stregonesca e può assumere le caratteristiche di una fata, una di quelle creature magiche che, proprio dalla fine del Medioevo, si definiscono a partire da figure mitologiche come ninfe e satiri.

La sibilla ammaliatrice di Andrea da Barberino si fonde con una fata magica e legata ai boschi e agli elementi della natura. Nascono le leggende sulle scorribande notturne delle sue ancelle. Queste non sono più demoniache seduttrici ma creature magiche, fate che scendono nottetempo dal monte, giocano con gli animali e insegnano ai giovani pastori quel saltarello che servirà loro per corteggiare le ragazze. Le fate poi scappano di corsa perché allo scoccare della mezzanotte la profetessa le vuole tutte nella reggia, come delle magiche cenerentole.

Le fate del Monte Sibilla però non hanno scarpette di cristallo ma piedi caprini, come antichi fauni o glaistig scozzesi. In ogni caso, gli zoccoli scalpitano nella corsa e danno origine ai “sentieri delle fate” e alla corona del Monte Sibilla.

La trasformazione della malefica corte di seduttrici in un gruppo di magiche fate buone è un segno evidente di come la cultura viaggi da un paese all’altro, da un tempo all’altro, incurante dei confini amministrativi e delle discipline che la studiano.

foto monte sibilla
La “corona” sulla “testa” del Monte Sibilla (Foto di Michele Massetani)

La sibilla fata dei pastori

Nel XIX secolo la sibilla è ormai da tempo legata saldamente al territorio che porta il suo nome, da alcuni è temuta, da altri ammirata. Come molte creature legate al magico soprannaturale entra infine nei lunari, quei calendari che pastori e contadini utilizzano per calcolare i tempi della terra. Le previsioni metereologiche sono pur sempre previsioni, così nei lunari, accanto a complessi calcoli per le fasi della luna e periodi della semina compaiono predizioni sul futuro, oroscopi, e notizie più pratiche come appuntamenti per fiere e mercati.

Il sapere profetico della sibilla si lega alla fondamentale necessità di poter prevedere come lavorare al meglio la terra e la sibilla resiste nella tradizione, stavolta riconosciuta come presenza benefica a metà tra leggenda e superstizione.

copertina sibilla celeste
“La sibilla celeste” almanacco per l’anno 1791. Il lunario più diffuso nel Centro Italia era probabilmente il “Rutilio Benincasa”

Nello stesso periodo fa la sua comparsa il Tannhauser, l’opera di Wagner che debutta nel 1845.  L’opera racconta la storia di un cavaliere che fa il suo viaggio nel venusberg, la grotta della venere seduttrice, leggenda medievale tedesca e elemento della letteratura cavalleresca.

La fama del Tannhauser e le evidenti similitudini con le storie di Guerrin Meschino e De La Sale danno luogo a un rinnovato interesse per le testimonianze “fisiche” della Sibilla dell’Appennino. Studiosi di lettertura medievale, filologi e appassionati tentano il viaggio del cavaliere per scoprire la grotta della Venere seduttrice, ma dove andare? nell’unico luogo che è stato inequivocabilmente nominato in uno di quei romanzi cavallereschi tanti secoli fa: il Monte Sibilla, del quale De La Sale ci fornisce anche una mappa.

Gli abitanti dei Sibillini del nuovo XX secolo si trovano davanti a scene che i loro avi avevano visto tanti secoli prima, quando curiosi e cavalieri cercavano la grotta della maga sibilla: si fanno parecchie spedizioni alla grotta per cercare di capire la forma della reggia di sibilla e si ragiona su chi, tra tedeschi e italiani, possa rivendicare l’origine della leggenda (trascurando il fatto che Tannhauser, Paradis e Guerrin Meschino altro non sono se non prove della stupenda circolazione europea di leggende medievali).

Il distacco dal territorio

La Sibilla dell’Ottocento è ormai già vestita degli abiti di fata buona e personaggio femminile positivo, legato alla terra e vicino ai pastori. Per gli studiosi che affrontano le ricerche sulla grotta in quel periodo è ragionevole collegare questa sibilla, l’antico oracolo appenninico, e dea Cibele, venerata come Magna Mater dai romani. La sibilla diviene simbolo di sapienza e fecondità e di tutti quegli elementi positivi che una dea saggia e femminile può portare a una comunità. Ancora una volta, quindi, la duttile sibilla muta forma e significati ma resiste, ferma e solida sulle sue montagne.

Le teorie di Bachofen sul matriarcato e di Jung sul valore dell’archetipo femminile contribuiscono a preparare il nuovo abito della Sibilla dell’Appennino. Alla fine del Novecento la Sibilla-Cibele-Magna Mater viene confusa da studiosi poco esperti con la Grande Dea descritta da Marija gimbutas e così proiettata nell’orbita della cultura femminista e, in seguito, esoterica. Usata spesso come simbolo o pretesto, assume un ruolo iniziatico e viene intesa come tramite per una conoscenza superiore normalmente preclusa all’uomo. – Spiego superficialmente, ma qui ci sono i dettagli, anche se incompleti-

fiasca di legno con disegno fiore a sei petali
Una fiasca di legno appartenente a un pastore di Capracotta (IS): si vedono le iniziali e il fiore a sei petali, probabilmente il marchio con cui identificava le pecore. Spesso a questi segni vengono dati significati simbolici che partono dal collegamento con la volta celeste

L’ennesima interpretazione della figura della sibilla dell’Appennino è oggi quella che troviamo in romanzi e in tanta letteratura parascientifica. In questi lavori si usa spesso un metodo di ricerca approssimativo e si dimentica l’origine del mito inventando spesso sibille del tutto nuove.

La tradizione orale è soggetta a cambiamento e le storie raccontate vengono inevitabilmente interpretate, però stavolta qualcosa cambia: stavolta il cambiamento rischia di distaccare la sibilla dal territorio, di creare un abito che non è più cucito su misura per lei dai Sibillini, ma che è una nuova veste, preconfezionata, alla quale è lei che deve adattarsi, abbandonando la sua storia e la sua identità…

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