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domande sulla sibilla del XX secolo

sto cercando di capirci qualcosa 🤓 .
tante letture contemporanee del mito della Sibilla dell’Appennino vengono fatte sulla base di teorie esoteriche e iniziatiche, molte partono dalle posizioni di Jung, che recupera filosofie ermetiche antiche di secoli.

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Sibilla dell’Appennino. Tradizione, storia, patrimonio

La storia della Sibilla si inteccia da secoli con quella dell’Appennino Umbro-Marchigiano creando un legame così forte da diventare identitario e dare a questi monti il nome di Sibillini.

Numerose sono le testimonianze sibilline che affiorano sul territorio: leggende, dipinti, feste, pergamene…

In questa “Notte della Sibilla”, a Genga, seguiremo le tracce che queste testimonianze ci mostrano e arriveremo a fare luce sui diversi volti della Sibilla dell’Appennino.

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Natali di donne: sibille tra le fonti

Tra coloro che annunciarono la prossima nascita del figlio di Dio, la tradizione cristiana occidentale ricorda mitiche figure, affascinanti e impalpabili, potenti e indefinite: le Sibille.
La Sibilla inizialmente è una, viene da lontano e ha percorso le strade di diverse civiltà e culture, rinascendo ogni volta con molteplici forme e nomi, diventando tante Sibille e lasciando traccia di sé sotto forma di testi e immagini.

Per riuscire a ricostruire i natali di ciascuna sibilla e ricostruire le sue tracce, è necessario partire da quei testi e da quelle immagini, utilizzandoli come fonti storiche dalle quali attingere informazioni attendibili. 
Antichi scritti e antiche immagini non sono però fonti semplici da leggere e richiedono tutta l’attenzione e la professionalità dello storico. A questo compito si dedicano Tea Fonzi – dottoressa in Management dei Beni Culturali – e Elena Santilli – dottoressa in filologia classica – che ci guideranno nella storia delle mitiche profetesse, partendo dall’antichità fino ad arrivare alla Sibilla dell’ Appennino.

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Le sibille eleganti di Nicola Amatore

A Visso, una delle città più colpite dai recenti terremoti, è legata una serie di dipinti che raffigurano dodici sibille; dodici dipinti scarsamente considerati dagli studiosi ma molto amati dagli abitanti della città. Questi dipinti sono stati trascurati dagli studiosi perché considerati di scarso valore artistico, osservarli nel dettaglio ci permetterà di raccontare una storia che parla di moda, di Europa, di commerci, di profezie e, in ultimo, di un legame tra le città di Visso e Genga.
Al termine di questa storia avremo gettato uno sguardo sul fertile patrimonio culturale dei sibillini e potremo riflettere sull’importanza di mantenere questo patrimonio sul territorio che l’ha generato.

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Le Sibille di Nicola Amatore a Visso

Nel Palazzo dei governatori di Visso è conservata una serie di dodici dipinti che raffigurano le dodici sibille della tradizione rinascimentale. Si tratta di uno dei primi lavori di Nicola Amatore, pittore poco noto, che poco ha destato l’interesse degli storici dell’arte per via della scarsa qualità pittorica. Il soggetto, poi, è sembrato fino ad ora scontato per via del forte legame del territorio con la figura della sibilla.

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