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miniature e vita quotidiana

Ecco il secondo mese dell’anno sempre nel famoso libro d’ore di Jean de Berry, dal quale possiamo intuire che in francia, a inizio 400, a febbraio faceva freschino (il resto nelle storie in evidenza) 😅

in questo caso si vede una scena di campagna, dove riconosciamo bene un ovile coperto con un tetto di paglia e pieno di pecore strette una all’altra per resistere al freddo. C’è un silos, dove si possono conservare le scorte di grano messe via durante l’estate, un gruppo di cornacchie che mangia a terra

Allargando la scena si vede un gruppo di persone che si scaldano al fuoco. Dietro al recinto del podere si vede un altro tizio che fa legna da portare in città

vicino all’ovile un contadino (a gambe nude perché evidentemente è non proprio ricchissimo) cerca di ripararsi dal freddo più che può mentre scappa a casa. Chissà dov’è stato 😮

Quello che vorrei notare è che se i fratelli de Limbourg, autori della miniatura, avessero rispettato perfettamente le regole matematiche della prospettiva, tutte queste cose non le avremmo MAI viste, perché il recinto che vediamo dipinto alla base del foglio sarebbe stato davanti ai nostri occhi

nell’ipotesi migliore, avremmo visto l’interno del cortile, ma mai il bosco, e soprattutto mai l’interno della casa, alla quale gentilmente il pittore ha tolto una parete, per farci sbirciare

ecco: questo è il motivo per cui nel medioevo non si usava la prospettiva. Non è che non la conoscessero, è che volevano farci guardare tutto

questi fanno un tipo di prospettiva che gli storici chiamano “intuitiva” cioè rappresentano quello che vedono cercando, a occhio, di farlo realistico, però non mollano sul volerci mostrare tutto

Brunelleschi, con i suoi righelli e le sue squadre, non l’avrebbe mai tollerato; ma il mondo è bello perché è vario 😜

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