Un pellicano ha fatto il nido sopra la croce di Cristo?
Non proprio 😀 si tratta di una figura simbolica che nel Medioevo era molto diffusa
il pellicano raccoglie il cibo per i suoi piccoli nella sacca che ha sotto il becco, e da lì li recupera quando è ora di mangiare. Ma se uno guarda questi gesti da lontano sembra proprio che il pellicano si stia beccando il petto per dare da mangiare ai suoi figli; perciò nel Medioevo il pellicano era utilizzato come simbolo del gesto di Cristo, che sacrifica la propria carne per la salvezza di tutti i fedeli.
Ovviamente il momento supremo del sacrificio di Cristo è quello della crocifissione, perciò il pellicano troneggia sopra alla croce, per ricordare ai fedeli che questo supplizio è il gesto attraverso cui Cristo di prenderà cura della loro anima.
Stefano Folchetti dipinge la tela nel 1513 e muore un paio di anni dopo,
Folchetti è un pittore ginesino che si forma probabilmente soltanto nelle Marche. Ma gli va bene 😀 perché in quel momento, nelle Marche può venire in contatto con l’espressività e la ricchezza decorativa dei Crivelli, ma anche con le opere di quei pittori di Camerino che Longhi ha definito di stile “gotico ombrato di Rinascimento”: cioè quegli artisti legati ancora alla tradizione descrittiva e decorativa del gotico ma comunque attenti alle novità rinascimentali (per esempio la rappresentazione dell’uomo all’interno del paesaggio e l’attenzione all’uso della luce).
La tela fa parte della collezione della Pinacoteca Comunale di Sarnano ma si trova a Senigallia, dove è stata in mostra fino a oggi. Presto ritornerà nel “suo” museo a Sarnano, e a Pasqua potrete vedere il pellicano da vicino 😉
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