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BLOG SIBILLA DELL'APPENNINO

cercare Una sibilla sui Sibillini

L’Appennino umbro-marchigiano non è l’unica zona in cui sono presenti racconti su una sibilla. Le sibille, fin dall’antichità, sono figure indefinite e quindi si prestano ad essere interpretate e assimilate dalle più varie culture, quindi ciascuno le ha narrate a suo modo.

Sui Sibillini, però, la presenza della profetessa è talmente importante da dare il nome a una parte di territorio, a un monte, e a numerose zone su cui insistono i racconti che la riguardano. La Sibilla dell’Appennino, poi, ha delle particolarità che sono solo sue e derivano dall’intreccio tra la sua storia e quella del territorio, un intreccio che dà senso e valore ad entrambe solo se vengono ricordate insieme. Ma non sempre questo accade, purtroppo.

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Una sibilla sui Sibillini (prima parte)

panorama da montemonaco

La tradizione è materia di tutti, ciascuno può tramandarla ed è inevitabile che la narrazione orale porti a cambiamenti e modifiche. Esempio di questo sono i racconti della Sibilla dell’Appennino, che parlano di una profetessa dai mille volti proprio perché nella narrazione ci sono stati dei cambiamenti. Questi cambiamenti, però, non sono “contraffazioni” di una storia “vera”, ma parti diverse di una storia lunga, talmente lunga che ha dovuto affrontare epoche e esigenze diverse e ad esse è stata adattata. Ripercorrendo la storia della sibilla, quindi, si fa luce anche sulla storia del territorio che prende il suo nome, e sulla storia degli abitanti di quel territorio, che quei racconti li hanno portati fino a noi.

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Feste sibilline e senso delle tradizioni

Come è fisso l’ordito in un telaio, così sono fissi il tempo e le condizioni che un territorio detta a chi ci vive. In un dato posto e in un preciso momento una comunità puà avere bisogno di definirsi, o di farsi coraggio, di spiegare a sé stessa qualcosa, di festeggiare, o di mostrarsi ad altre comunità. Le feste e le tradizioni servono a questo, a ricordarci chi siamo.

​Nel telaio, però, la trama non è “fissa”, la decorazione è da decidere, così come le reazioni che la collettività può avere ad un evento su cui non ha potere, così come la trama delle storie che si tramandano di generazione in generazione.

Sui Sibillini è tessuta la trama di una storia, quella della Sibilla dell’Appennino, che cambia sempre forma e “decorazione”.

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Sibilla dell’Appennino. Tradizione, storia, patrimonio

La storia della Sibilla si inteccia da secoli con quella dell’Appennino Umbro-Marchigiano creando un legame così forte da diventare identitario e dare a questi monti il nome di Sibillini.

Numerose sono le testimonianze sibilline che affiorano sul territorio: leggende, dipinti, feste, pergamene…

In questa “Notte della Sibilla”, a Genga, seguiremo le tracce che queste testimonianze ci mostrano e arriveremo a fare luce sui diversi volti della Sibilla dell’Appennino.

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Natali di donne: sibille tra le fonti

Tra coloro che annunciarono la prossima nascita del figlio di Dio, la tradizione cristiana occidentale ricorda mitiche figure, affascinanti e impalpabili, potenti e indefinite: le Sibille.
La Sibilla inizialmente è una, viene da lontano e ha percorso le strade di diverse civiltà e culture, rinascendo ogni volta con molteplici forme e nomi, diventando tante Sibille e lasciando traccia di sé sotto forma di testi e immagini.

Per riuscire a ricostruire i natali di ciascuna sibilla e ricostruire le sue tracce, è necessario partire da quei testi e da quelle immagini, utilizzandoli come fonti storiche dalle quali attingere informazioni attendibili. 
Antichi scritti e antiche immagini non sono però fonti semplici da leggere e richiedono tutta l’attenzione e la professionalità dello storico. A questo compito si dedicano Tea Fonzi – dottoressa in Management dei Beni Culturali – e Elena Santilli – dottoressa in filologia classica – che ci guideranno nella storia delle mitiche profetesse, partendo dall’antichità fino ad arrivare alla Sibilla dell’ Appennino.

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Le sibille eleganti di Nicola Amatore

A Visso, una delle città più colpite dai recenti terremoti, è legata una serie di dipinti che raffigurano dodici sibille; dodici dipinti scarsamente considerati dagli studiosi ma molto amati dagli abitanti della città. Questi dipinti sono stati trascurati dagli studiosi perché considerati di scarso valore artistico, osservarli nel dettaglio ci permetterà di raccontare una storia che parla di moda, di Europa, di commerci, di profezie e, in ultimo, di un legame tra le città di Visso e Genga.
Al termine di questa storia avremo gettato uno sguardo sul fertile patrimonio culturale dei sibillini e potremo riflettere sull’importanza di mantenere questo patrimonio sul territorio che l’ha generato.

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La Sibilla censurata

copertina cinquecentina censurata

Il nome della Sibilla dell’Appennino scompare alla fine del Cinquecento dal romanzo che ha diffuso la sua storia. Ma questo cambiamento è una perdita per la cultura dei Sibillini? Certo che no! Anzi!

I racconti sulla Sibilla dell’Appennino nascono nel Quattrocento grazie a due romanzi: Il Meschino di Durazzo di Andrea da Barberino (poi conosciuto solo come Guerrin Meschino) e il Paradis de la Reine Sibylle di Antoine De La Sale.

I romanzi

Sia Barberino che De La sale parlano di un cavaliere che si reca nel regno della Regina Sibilla, una donna potente che vive nel ventre del monte che porta il suo nome ed è accompagnata dalla sua corte di eleganti dame e cavalieri. Questa corte vive nel peccato e nel lusso e così farà fino alla fine dei tempi quando sarà giudicata e dannata per sempre.

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