IL PAESAGGIO RACCONTA

per conoscere le Marche

All’università ho studiato museologia con Eleonora Bairati, che ci consigliò un giorno di prendere un treno per l’interno e vedere (non guardare!) il paesaggio. Prendere un treno è una cosa che abbiamo fatto tutti, ma fare attenzione al paesaggio, forse no…

Il paesaggio marchigiano è come un grande libro di storia e chi lo volesse leggere può partire dalle colline… sopra ogni collina sorge un paese, col campanile che si scorge da lontano, mura che lo circondano e poi una colorata campagna. In ciascuno di questi paesi è racchiusa la cultura, la storia, l’arte delle Marche e ogni collina può essere tappa di un viaggio alla scoperta di una regione dal nome declinato, non a caso, al plurale.

Civitanova Alta

Numerosi insediamenti sono presenti nella regione già in età antica (come dimostrano le numerose necropoli picene, galliche e romane presenti sul territorio) ma è durante il Medioevo che gli insediamenti si moltiplicano e assumono il nome del signore che dominava ciascun “monte” e su questo aveva costruito il proprio “castello” fortificato. Sono nati così paesi come Montegiberto, Monteleone, Montegiorgio. Nell’agglomerato urbano si trova l’antica sede del potere religioso o di quello comunale (palazzi dei Priori, del Podestà, dell’Arengo), oppure entrambi. Questi palazzi rappresentano oggi la memoria dei precari equilibri politici che caratterizzarono il territorio, in larga parte compreso nello Stato Pontificio.

Montelupone

Non manca, anche nel più piccolo paese, un museo civico: un piccolo museo che parla ad alta voce del paese che lo custodisce: le singole comunità cittadine, subito dopo l’Unità d’Italia, si sono rifiutate di raccogliere il loro patrimonio culturale in un unico museo centrale (sul modello del Louvre francese) e si  sono invece affrettate ad adattare spazi già esistenti, trasformandoli in musei in fretta e furia per poter accogliere nel proprio paese le testimonianze della propria storia. I musei civici locali si trovano quindi in antiche chiese o palazzi nobiliari e conservano oggetti d’arte e testimonianze che raccontano oggi la storia della comunità che li ha protetti.
In un contesto così policentrico è difficile parlare di “arte marchigiana”, ma certamente esiste un’ importante storia dell’arte nelle Marche, che parla del territorio e della sua storia, ed è in questi musei che essa è giustamente conservata. Nel corso del tempo le famiglie che hanno esercitato il potere sul territorio hanno voluto assicurarsi quanto di meglio offriva il panorama artistico del loro tempo. Di questo ricco e variegato scenario di influenze culturali e artistiche, le note committenze delle grandi signorie dei Montefeltro, dei Da Varano, dei Della Rovere e la committenza religiosa e papale sono soltanto alcuni esempi.

In ogni paese il visitatore può trovare un teatro, cui spesso si accede dal loggiato nella piazza principale; si tratta di una testimonianza del mecenatismo delle numerose dinastie locali che, a partire dal Settecento hanno investito le importanti rendite dell’agricoltura nell’abbellimento della città. Il teatro, i palazzi, i rifacimenti delle mura di cinta e delle porte urbiche erano elemento di riconoscimento per le comunità locali e dimostravano ai visitatori lo splendore di ogni città, anche della più piccola.

Uscendo dalle mura si entra in un paesaggio colorato, composto, come una coperta patchwork, da tanti appezzamenti di terreno, ciascuno è coltivato in maniera diversa ma tutti sono mantenuti con la massima cura, secondo una lunga tradizione che fa capo alll’organizzazione mezzadrile della campagna e al complesso lavoro dei coloni, che per generazioni hanno legato la loro vita intera al mantenimento del podere. Percorrendo le campagne si possono notare numerose case coloniche dalla caratteristica architettura: due piani (al superiore le camere e all’inferiore la stalla), collegati tra loro da una scalinata esterna. Il legame dei paesi marchigiani con la campagna è fondamentale, è dalla campagna che in passato arrivava il sostentamento ai cittadini e ancora oggi la regione vanta un sapere antico, condiviso e orgogliosamente tramandato dai marchigiani sia nel lavoro della terra che nelle attività manifatturiere. I numerosi musei della terra, della civiltà contadina, del mare e della produzione testimoniano, assieme alle frequenti sagre e feste di paese, la cura che gli abitanti della regione hanno nel tramandare le loro abilità tecniche.

Da Fermo verso la Valdaso

Una realtà così policentrica non è però mai stata chiusa in se stessa: gli Appennini e le intricate vie di collina sono stati in passato punto di passaggio di pellegrini e viaggiatori, che si avvicinavano ai numerosi santuari sparsi per il territorio. La presenza di pievi, abbazie, eremi e santuari incastonati sui monti e seminascosti dalla vegetazione è solo una delle testimonianze dell’intensa attività degli ordini religiosi nella regione. Gruppi di monaci dissidenti e studiosi di pratiche magiche cercavano tra questi monti riparo dall’Inquisizione e predicatori dell’Osservanza Francescana predicavano in strade e piazze per riportare i fedeli sulla retta via e porre fine alle continue lotte tra piccoli poteri. Al Medioevo risalgono le leggende su dèmoni, fate e streghe che persistono in feste popolari e sagre, prima tra tutte è la leggenda della Sibilla dell’Appennino che dà il nome a una parte dei monti umbro-marchigiani.

La stretta rete di legami che esiste tra musei, città, territorio e comunità e si riflette nelle produzioni manifatturiere e agroalimentari è ben raccontata dal paesaggio, ed è da quello che bisogna partire, per conoscere le Marche 🙂

Un paesaggio letto in questa maniera dà più valore a tutto ciò che sperimentiamo sul territorio: dai dipinti nei musei alle produzioni agroalimentari, dalle architetture alle tradizioni e feste popolari. Il paesaggio è davvero il palinsesto della storia di un territorio…

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