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Teatri e cultura

Tra il 700 e l’800 nelle marche si sono costruiti un sacco di teatri (in totale, ne sono stati contati circa 113). Certo, ce n’erano anche di un po’ più antichi (tipo quello di Urbisaglia 😅 ) ma quelli erano diversi.

Nel 7-800 l’economia nelle Marche va bene e, prima i nobili, poi borghesi si danno da fare per lasciare il segno nel paese in cui risiedono. Intorno al paese, i loro terreni vengono lavorati da contadini con contratti di mezzadria.

Montecosaro, Teatro delle Logge (costruito nel 1881)

il teatro si costruisce sempre nel cuore del paese. Tutti abbiamo presente almeno un teatro sotto alle logge, con la piazza davanti. Sempre sotto alle logge o comunque nella piazza, il “caffé del teatro”, con lì a due passi la porta per andare in comune o al museo civico.

Infatti, nobili e borghesi costruiscono spesso con la collaborazione col governo locale: insieme si lavora per il prestigio del proprio piccolo centro urbano, testimoniando così una ricca vita culturale e sociale

Offida, Teatro Serpente Aureo (1816-1820) Il teatro viene costruito negli spazi del Palazzo Comunale. (foto da Wikipedia, user: Rollopack)

“sociale”, si, perché oltre alla messa in opera degli spettacoli, la manutenzione e la preparazione degli spazi coinvolgono gli abitanti e hanno un peso importante nell’economia locale, rendendo il teatro un cuore pulsante nella vita della comunità.

La Convenzione di Faro parla di eredità culturale, e cioè: il bene culturale è tale non perché è fico o capolavoro, ma perché in quel bene una comunità riconosce sé stessa, e quindi se ne prende cura.

Questi teatri delle Marche sono stati restaurati e in gran parte riaperti tra gli anni Novanta e i primi anni del 2000. Piccole stagioni teatrali punteggiavano le Marche e compagnie, più o meno amatoriali, nascevano intorno a questi luoghi di cultura. Poi c’è stato il terremoto.

Esistono delle comunità messe alla prova dal terremoto che vogliono prendersi cura del teatro e dei teatri.

lo dicono nel bellissmo documentario “tratti del creAtere”. Certo che le priorità sono (ancora!) altre, ma penso che sia fondamentale riconoscere alla cultura un valore, soprattutto nei momenti in cui si cerca di dare un senso alle cose.

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